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La nostra storia affonda le sue radici nella Riviera di Ponente, nel suo entroterra e nel Cuneese.

Qui siamo nati e qui ci siamo consolidati, grazie al lavoro e all'energia delle tante persone che in 70 anni hanno collaborato con la nostra azienda.

E qui continueremo a crescere insieme a loro, con la dedizione e lo spirito di responsabilità tipici della nostra terra.

Ieri, oggi e domani.

 
 
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1948

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L' azienda nasce nel 1948 in via Parini a Imperia, come ditta individuale di Giacomo Alberti.

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Ricorda il fondatore:

A quei tempi il latte veniva portato direttamente nelle case della gente dai lattai, che spesso raccontavano che si trattava del latte della loro unica mucca. Era infatti diffusa la credenza popolare che il latte per essere buono dovesse essere di una mucca soltanto e non mischiato. Una diceria smentita poi dai medici nutrizionisti. Il problema maggiore era quello della conservazione, che in estate, a causa del caldo, diventava ancora più serio. Per questo si raccomandava a tutti i clienti di far bollire il latte prima di consumarlo. Risolvere questo aspetto fu il mio primo pensiero e dopo una serie di studi progettai e feci costruire una caldaia a sansa che portava il latte a 60 - 70 gradi. Poi lo facevo raffreddare con un altro impianto artigianale. Avevo infatti imparato che in questo modo la carica batterica diminuiva e il latte poteva essere conservato meglio e più a lungo. Per me era una tranquillità perchè spesso le giovani madri che non potevano allattare direttamente i loro figli lo utilizzavano a questo scopo. Per questo facevo costantemente analizzare il latte prima di rivenderlo. 

Altro problema era il trasporto. Ricorda ancora Giacomo Alberti:

In quegli anni che oggi sembrano così lontani, il latte si vendeva sfuso portandolo dentro bidoni. Da qui si versava direttamente nei pentolini delle massaie. Nelle latterie le massaie invece lo attingevano da un cilindro erogatore, che altro non era che un bidone con un rubinetto posizionato sul bancone del negozio. Le strade erano disastrate e io non avevo grandi risorse. Automezzi ne circolavano davvero pochi e si trattava per lo più di veicoli vecchi. Il boom doveva ancora arrivare. Riuscii a trovare una vecchia Fiat 509 e la portai nell’officina di un mio parente in Caramagna, per trasformarla in autocarro. Ma non è tutto. Dovetti, infatti, imparare anche a guidare e a fare il meccanico, perché durante i viaggi di guasti ne capitavano almeno tre o quattro al giorno. Non di rado anche in mezzo alla neve. Io andavo a raccogliere il latte dagli allevatori delle valli di Imperia, che in quell’epoca non erano pochi e più di una volta sono stato grato a dei contadini che mi sono venuti in soccorso con i loro robusti buoi e mi hanno levato d’impaccio. In ogni paese avevo un raccoglitore che mi aspettava sulla piazza. Finito il giro dovevo far rientro. Si camminava anche la domenica con il sole, la pioggia o la neve in strade piene di buche. Il minimo che ti poteva capitare era di forare anche più di una volta. Per questo mi ero fatto insegnare a vulcanizzare le gomme senza dover ricorrere ad aiuti esterni, per altro assai ben difficili da trovare. Avevo al seguito una fornita cassetta dei ferri e le riparazioni le eseguivo sul ciglio delle strade. 

Dopo i primi anni di avvio, l’ingegno di Alberti fa si che all’interno dei magazzini di via Parini arrivino altre attrezzature. Spiega ancora la nostra “guida”:

Oltre alla pastorizzazione del latte che, come ho spiegato, serviva a garantire una migliore conservazione del prodotto, uno dei miei pallini è sempre stato quello dell’igiene. Per questo dopo un paio d’anni dall’inizio della mia attività, riuscii a progettare e far costruire una macchina azionata a pedale che permetteva di confezionare il latte in bottiglie di vetro. Queste venivano poi passate sotto un altro macchinario che le sigillava con una capsula di stagnola. Una vera rivoluzione. Ma, per me, la rivoluzione di gran lunga maggiore fu quando firmai un pacco di cambiali per comprare un camion vero e nuovo. Il Blr Fiat. Pensai: male che vada, se non riesco a pagarlo, la banca se lo prende e io cambio mestiere. 

Come sappiamo, Giacomo Alberti non ha cambiato mestiere e in seguito vedremo, anzi, le tappe dell’ulteriore crescita della sua azienda.

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1950

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Il trasferimento in una nuova sede.

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Il 1958, a dieci anni dalla nascita dell’azienda, segna il primo salto di qualità con il trasferimento dai locali di via Parini a uno stabile più ampio in via Foce, sempre a Imperia. Un passaggio fatto da Giacomo non senza preoccupazioni, insieme al fratello Quinto. Spiega Giacomo Alberti:

Avevo chiamato ad aiutarmi nella conduzione dell’azienda mio fratello Quinto. Non avevamo grandi conoscenze imprenditoriali, né grandi studi alle nostre spalle. Sapevamo però che dovevamo crescere. Ormai si poteva dire che non ci fosse famiglia in provincia di Imperia che non avesse in casa le bottiglie di vetro del Latte Alberti. Per questo, i locali di via Parini non bastavano più e anche gli impianti andavano rinnovati. Più facile a dirsi che a farsi, visto che non potevo disporre di grandi finanze. Trovai un terreno in via Foce di proprietà della famiglia Agnesi. Costava otto milioni di vecchie Lire. Io potevo disporre al massimo di quattro milioni, ma comunque iniziai la trattativa di acquisto e mi rivolsi al direttore della mia banca per chiedere un prestito. Questi mi rispose che era necessario il benestare della sede centrale. I tempi però stringevano e l’incaricato dei venditori, un ragioniere, mi teneva il fiato sul collo. Disse che era disposto a concedermi il terreno anche con un pagamento a rate, senza bisogno che io chiedessi alcun prestito in banca. Però dovevo decidere in fretta. Prendere o lasciare. 

C’è un antico adagio che cita: “la fortuna aiuta gli audaci”. Nel caso di Alberti, calza a pennello. La sua situazione, infatti, cambiò rapidamente in positivo grazie anche a un pizzico di aiuto da parte della dea bendata. Racconta ancora Giacomo Alberti:

Fortuna volle che proprio in quel periodo conobbi due piemontesi che, più per una questione di orgoglio che di affari, avevano rilevato un’azienda fallita della quale io ero cliente. Erano Bartolomeo e Giulio Toia, figli benestanti di un importante stagionatore di formaggi piemontesi morto in un incidente stradale. Avevano rilevato loro l’attività del padre e avrebbero fatto qualunque cosa per non sfigurare. Ci incontrammo a Imperia e parlammo del mio progetto. Ne furono entusiasti e si offrirono di diventare miei soci. Trasformai così l’azienda da individuale ad accomandita semplice, diventandone socio accomandatario. Quindi andai subito a bloccare il terreno, firmando un assegno di quattro milioni. Il giorno dopo il direttore della mia banca, che ancora non aveva ricevuto il benestare per il mio prestito, arrivò di corsa in azienda sventolando il mio assegno e dicendomi, in pratica, che ero un incosciente. Non poca fu la sua sorpresa, quando gli dissi che a copertura del prestito avrebbe avuto a disposizione dei titoli che mi avevano fornito i miei nuovi soci. Fu così che il terreno, dove prima sorgeva una vecchia ferriera, fu acquistato e sorse il nuovo stabilimento, dotato di attrezzature idonee per garantire il trattamento igienico del latte. Con i fratelli Toia restammo soci per dieci anni, ma si può dire che in pratica non si intromisero mai nel mio lavoro e mi lasciarono operare in completa autonomia. Sarebbero rimasti insieme a me forse ancora fino ad oggi, ma, in seguito, vuoi anche per una questione di orgoglio, potendolo fare, volli continuare da solo. Siamo però sempre rimasti in ottimi rapporti. 

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1960

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Lo stabilimento di via Foce a Imperia, come era nei piani di Giacomo Alberti, garantisce un’ulteriore crescita dell’azienda, tanto da consentire ulteriori investimenti.

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Spiega Alberti:

Nel corso dei dieci anni successivi al nostro trasferimento in via Foce, come speravo, la nostra attività si potenziò. Riuscimmo così ad acquistare altre aziende industriali che operavano nella nostra zona nel settore del latte alimentare e dei suoi derivati. Mi riferisco alla Merano di Imperia, la Freghetti di Alassio e la Faraldi di Sanremo. Ampliammo quindi ulteriormente la rete di vendita dei nostri prodotti e riuscimmo a terminare di pagare il mutuo per la costruzione dello stabile di via Foce. Mi resi conto che non potevamo e non dovevamo fermarci qui. C’era ancora la possibilità di un nuovo ingrandimento aziendale. Per questo motivo misi gli occhi su una vasta porzione di terreno situata in regione Aribaga a Pontedassio. All’epoca i terreni erano ancora a destinazione agricola, ma mi resi conto che tali non sarebbero rimasti a lungo, visto che ormai si poteva immaginare un’espansione di Imperia verso le aree della sua periferia più estrema. Fu così che nel 1968 iniziai la trattativa per l’acquisto di quei terreni, con l’idea di arrivare a creare con il tempo uno stabilimento ancora più grande e più moderno, sviluppato in senso orizzontale per facilitare i processi di lavorazione. 

Leggi la storia di Quinto Alberti

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1970

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Ancora una volta Giacomo Alberti riesce a guardare avanti, dimostrando un sesto senso e un intuito commerciale non comune.

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Doti naturali, non certo acquisite con particolari studi che il destino gli aveva impedito di fare. Anni di povertà, la necessità di aiutare una madre rimasta sola con tanti figli a cui badare e la tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale, con la campagna di Russia, gli avevano infatti impedito di avere un’adolescenza e una crescita nemmeno lontanamente vicina a quella considerata “normale” per ogni giovane dei tempi di oggi. Ma evidentemente per Alberti vale la regola di manzoniana memoria secondo cui la Provvidenza se toglie qualcosa a qualcuno è per regalargli qualcos’altro. E il regalo fatto dalla Provvidenza a Giacomo Alberti è prima di tutto, senza dubbio, il suo intuito. Qualcuno direbbe il suo “fiuto” per gli affari. Ma si badi bene a non considerarlo un affarista senza scrupoli. Non lo è mai stato, né ne sarebbe capace. Forse proprio perché chi nella vita ha sofferto, in molti casi, si adopera perché altri non debbano mai ripetere la stessa esperienza.

Alberti acquista i terreni di regione Aribaga e dopo aver convinto il Comune di Pontedassio a modificarne la destinazione d’uso da agricola in industriale e commerciale, nel 1972, senza più i due soci piemontesi, costruisce il nuovo stabilimento, ancora oggi pienamente funzionante.

Spiega Giacomo Alberti:

Nella nuova struttura facemmo installare impianti che all’epoca erano all’avanguardia. Fummo tra i primi in Italia ad avere il Tetra Pak, un sistema di confezionamento del latte in cartoni sterili a forma di tetraedro, destinati a sostituire le vecchie e care bottiglie di vetro. È l’inizio di una nuova era. 

Si trattava veramente di una nuova “era” che purtroppo, però, vede anche, nel 1976 la prematura e tragica scomparsa del fratello di Giacomo, Quinto.

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1980

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Fra gli anni Settanta e Ottanta ad affiancare Giacomo arrivano in azienda anche il figlio, Alberto, e il nipote, Marco, figlio di Quinto, il fratello che lo aiutò per quasi vent'anni. 

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Ricorda Giacomo Alberti.

Forte della mia esperienza e soprattutto delle difficoltà che avevo incontrato, volli che mio figlio, prima di entrare in azienda, potesse compiere i suoi studi e avere così delle basi di partenza migliori delle mie. Il suo apporto, così come quello di mio nipote Marco, è stato importante, anche perché io credo molto nelle potenzialità dei giovani. Sono loro a rappresentare e in qualche modo a dover garantire il futuro. 

In particolare, una delle prime innovazioni introdotte dai giovani Alberti è stata quella di informatizzare la contabilità ed i processi produttivi. Sono gli anni in cui l’azienda si allarga nel vicino Piemonte. Spiega ancora Giacomo:

La zona di Genola, in provincia di Cuneo era ed è il nostro riferimento per la raccolta del latte. Lo è diventata da quando gli allevamenti delle valli imperiesi sono andati via via rarefacendosi, fin quasi a scomparire. Per questo decidemmo di creare proprio a Genola un centro per la raccolta del latte, che ci garantisse controlli igienici fin dalla mungitura nelle stalle. Dal centro di Genola allora come oggi, il latte viene caricato su un’autocisterna e trasferito in giornata allo stabilimento di Pontedassio per la lavorazione e il confezionamento. In questo modo si può garantire al consumatore che acquista il latte al mattino di bere latte munto la sera prima, nella consapevolezza che il latte fresco è quello che più di tutti garantisce vitamine ed elementi nutritivi completi. 

In quegli stessi anni, mentre le bottiglie di vetro finiscono definitivamente in archivio per lasciare completamente il passo a contenitori a perdere, la Alberti si allarga ulteriormente anche nella vicina provincia di Savona. Lo fa mediante l’acquisto della centrale del latte di Albenga. L’inarrestabile cammino di questa azienda quindi prosegue, lasciando intravedere nuovi incrementi nella produzione e ancora un nuovo sviluppo. Il tutto portato avanti passo dopo passo, senza trionfalismi, ma in silenzio e con grandi sacrifici, insieme ad un più gran numero di collaboratori. Il termine dipendente non viene infatti mai pronunciato da Giacomo Alberti e lui stesso spiega il perché, dicendo:

Non mi piace. Non dà l’idea di una persona che abbia un ruolo fondamentale per la crescita aziendale. Chi lavora insieme a me invece questo ruolo ce l’ha, qualsiasi incarico svolga. Per questo ho sempre voluto avere un rapporto franco e diretto con tutti i collaboratori. La porta del mio ufficio è sempre stata aperta e i miei collaboratori non hanno bisogno di chiedere un appuntamento.

Innovazioni introdotte dai giovani - Leggi qui

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1990

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Gli anni Ottanta e Novanta vedono ancora un potenziamento dello stabilimento di Pontedassio e anche la nascita di un supermercato.

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Spiega Giacomo Alberti.

Fin da quando raccoglievo il latte di persona dagli allevatori mettendolo nei bidoni di alluminio, il mio primo pensiero e al tempo stesso la mia prima preoccupazione era l’igiene. Il latte è infatti un alimento ricchissimo in termini nutrizionali e ideale soprattutto per la crescita dei bambini. Il problema è, però, che bisogna fare molta attenzione al suo trattamento e alla sua conservazione. Inoltre nessun intervento deve modificare il prodotto. Il latte è latte e basta. Nei primi anni di attività non esisteva nulla dal punto di vista tecnologico che ci potesse aiutare in questo senso. Tante cose le abbiamo inventate di sana pianta, ma per fortuna col passare del tempo sono stati creati impianti appositamente studiati per questo tipo di esigenze. 

Un esempio di “tecnologia al servizio del latte fresco” sono senza dubbi gli impianti “Tetra Pak”. Negli anni questo sistema ha visto un’evoluzione importante. A parlarcene è ancora Giacomo Alberti, che dice:

Al Tetra Pak, a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, ha fatto seguito il Pure Pak, ideale per il confezionamento del latte fresco pastorizzato. Abbiamo quindi fatto subito installare una linea di produzione di questo tipo nel nostro stabilimento di Pontedassio, che si è andata a affiancare a quella del Tetra Pak, ancora perfettamente valida per il confezionamento del latte a lunga conservazione. Tutta la linea di produzione lavora così in modo tale che il latte passa attraverso condotti ermetici, senza venire mai a contatto dell’aria o peggio della mano dell’uomo. Una vera garanzia di igiene e genuinità del prodotto. 

In quello stesso periodo a Pontedassio sorge anche un supermercato. All’inizio si tratta di una piccola struttura di vendita diretta al pubblico prevalentemente dedicata ai prodotti con marchio Alberti. Dopo qualche anno, però vengono realizzati, a fianco dello stabilimento, nuovi capannoni destinati a ospitare una superficie commerciale decisamente di ben maggiori proporzioni.

Leggi qui l'intervista ad Anna Maria Fenoggio.

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2000

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Il Caseificio di Genola.

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Riprendendo le parole di Giacomo Alberti:

In questi ultimi dieci anni abbiamo puntato molto sul centro raccolta latte di Genola. Lo abbiamo ingrandito e potenziato e abbiamo creato al suo interno un caseificio.

È stata così avviata la produzione di Grana Padano, con regolare iscrizione al Consorzio di tutela. Questa nuova produzione ci ha consentito di allargare la nostra rete distributiva.

Il buon successo ottenuto ci ha praticamente imposto di pensare a un ulteriore espansione della struttura della Provincia Granda. In questi ultimi anni abbiamo quindi ulteriormente ampliato il caseificio e lo abbiamo modernizzato, installandovi impianti automatizzati. Allo stesso modo abbiamo aumentato anche la superficie dedicata ai magazzini per la stagionatura delle forme di Grana Padano. 

Nel 1998 le fatiche di Giacomo Alberti, del figlio Alberto, del nipote Marco e di tutti i collaboratori dell’azienda, vengono premiate con la concessione della certificazione Iso 9002. Un prestigioso riconoscimento per la qualità delle procedure aziendali. 
Il cammino prosegue quindi verso il futuro, ma volgendosi per un attimo con lo sguardo indietro e guardando lo stabilimento di Pontedassio così come è oggi, sembra siano passati molto più che sessant’anni da quando un più giovane, Giacomo Alberti, viaggiava su un autocarro quasi auto-costruito, improvvisandosi ora meccanico e ora gommista.
I suoi racconti appaiono quasi come una storia vissuta in un altro mondo. O forse in un film. Se non fosse che Giacomo è davanti a noi, col suo sorriso, divertito a queste considerazioni, a ricordarci che così non è. Che piaccia o no. Che ci si voglia credere o meno, è tutta una storia vera. Una storia di vita di tempi andati e tempi più moderni. Una storia di sacrifici impensabili per la generazione di Internet. Ma non per la generazione di Giacomo Alberti.

Leggi l'intervista ad Eliana Laurieri.

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OGGI

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La Latte Alberti ha sempre affidato il suo sviluppo alla soddisfazione dei propri clienti.

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Così oggi guarda al futuro con ottimismo, crescendo oltre la Liguria e il Piemonte. 
Attraverso il centro logistico di Torino, l’azienda ha esteso la distribuzione a livello nazionale, conquistando numerose pasticcerie, gelaterie e caseifici che ad esempio, come in Puglia, confezionano squisite burrate con la panna Alberti. 


Raggiungere nuovi mercati, puntando sull'eccellenza, conferma e premia la scelta di sempre: lavorare bene.